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Autore: Marco Caprari

Caffè del Giovedì 15 Ottobre 2026

Esiste un legame sotterraneo e indissolubile che unisce le nebbie geometriche della Bassa, i vicoli silenti del centro storico di Reggio Emilia e i boschi arcaici dell’Appennino reggiano alle strutture archetipiche del Gotico internazionale. In questo volume, che agisce come un vero e proprio compendio di sintonizzazione con l’irrazionale, Guglielmo Del Sante veste i panni del Van Helsing italiano per mappare l’insolito che si annida nelle pieghe della vita ordinaria.  Nato dall’incrocio tra il rigore della ricerca d’archivio e un’antologia di testimonianze contemporanee raccolte sul territorio tra il 2020 e il 2026, Reggio Infestata dimostra come il moderno incidente automobilistico o il condominio degli anni del boom abbiano sostituito i vecchi crocicchi medievali e le cripte romantiche quali luoghi d’elezione per le anime senza pace. Dalle interferenze telefoniche che registrano traumi passati ai poltergeist enologici delle tenute agricole, fino ai presagi notturni e ai fuochi fatui del torrente Crostolo, la “reggianità” si riscopre in queste pagine sotto una luce spettrale, densa e capovolta. Un’opera a tratti ironica e profondamente suggestiva, capace di dimostrare che il perturbante non è una finzione d’oltreoceano, ma una presenza viva e fermentante radicata nella nostra stessa terra.

I nuclei tematici del volume:                           

Bassa Pianura: Le strade provinciali e i canali della bonifica diventano lo scenario di apparizioni liminali, “stone tapes” industriali e parassitismi spirituali post-traumatici.

Alta Pianura e Capoluogo: Il catalizzatore energetico delle strutture medievali, i fenomeni acustici pre-sismici alla Roncina e i caroselli meccanici dei poltergeist domestici nel cuore della città.

Appennino: Folk horror rurale tra le pendici del Ventasso e la Pietra di Bismantova, dove la memoria dei delitti passati infetta biologicamente i viandanti e si scontra con le antiche superstizioni montanare.

Reggiani in vacanza: Il ponte transdimensionale dell’erranza spettrale, dall’afosa Seoul fino alle brughiere scozzesi di Edimburgo.

Guglielmo Del Sante (1990), regista, artista visivo e drammaturgo gotico-romantico attivo dal 2010, ha fondato la Compagnia teatrale Il Fortunale nel 2016 e poi il movimento artistico Gothika nel 2026 . Da oltre quindici anni conduce studi e ricerche sulle manifestazioni fantasmatiche nella storia, nel folklore e nella letteratura dell’orrore, indagando con sguardo critico e passione accademica i nodi energetici e i traumi storici del territorio emiliano e nazionale. E’ docente a contratto presso l’Università IUL di Firenze, ricercatore indipendente e membro della Società Scientifica SIREF (Società Italiana di Ricerca e Formazione).

Caffè del Giovedì 1°Ottobre 2026

Einstein parla italiano, ideato da Raffaella Simili e Sandra Linguerri, con la regia di Alessandro Scillitani, illustra i rapporti che Albert Einstein ebbe con l’Italia, sia negli anni giovanili che nella maturità.

Ripercorrendo questa storia poco conosciuta, il docufilm arricchisce di sfumature inedite l’immagine di Albert Einstein, pioniere, scienziato geniale e amico speciale dell’Italia.

Non molti sanno, infatti, che Albert Einstein trascorse alcuni anni della sua gioventù tra Pavia, Casteggio e Milano, al seguito del padre Hermann che con lo zia Jacob aveva fondato una fabbrica di illuminotecnica in Lombardia.

Inoltre, esattamente 100 anni fa, nel 1921, Einstein tornò in Italia. Accettò l’invito del matematico Federigo Enriques, proprio in virtù dei bei ricordi che lo legavano alla nostra penisola. Tenne tre lezioni all’Archiginnasio di Bologna, tutte in italiano e si recò poi all’Università di Padova per rendere omaggio al matematico Ricci-Curbastro.

Quello stesso anno, Einstein avrebbe ricevuto il Premio Nobel.

Il documentario, oltre ad essere stato realizzato con interviste ad esperti e a storici della scienza, è impreziosito da ricostruzioni in costume di alcuni momenti salienti della presenza di Einstein in Italia. Il ruolo di Einstein è interpretato da Francesco Petruzzelli. Bernardino Bonzani, Lucia Donadio e Benedetta Pigoni interpretano rispettivamente Federigo Enriques, Ernestina Marangoni e Adriana Enriques.

Al racconto biografico si alternano sequenze poetiche di alcuni significativi momenti della gioventù di Einstein, tra Pavia e Casteggio, oltre che, nella maturità, a Bologna; un racconto alternato alle testimonianze di prima mano di coloro che condivisero con l’illustre fisico momenti familiari e scientifici.

Sullo sfondo sono rappresentati i luoghi frequentati e visitati da Einstein in Italia: Milano, Pavia, Casteggio e Bologna.

Il progetto nasce dall’esperienza e dagli studi approfonditi di un gruppo di storici della scienza tra Bologna, Pavia, Roma e Milano; oltre che da un favorevole contesto istituzionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, l’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, l’Ateneo Bolognese, il Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma, la Società Italiana di Fisica, insieme ad enti territoriali quali i Comuni di Bologna, Pavia, Casteggio, Canneto sull’Oglio.

Il docufilm, oltre che rievocare il forte legame emotivo con l’Italia, si sofferma sui rapporti scientifici tra Einstein e i colleghi italiani; il suo impegno nel sostenere la libertà e la dignità degli scienziati al di qua delle Alpi a seguito del giuramento del 1931; il suo radicato pacifismo e impegno politico.